Trattative con Roma: Ed il residuo fiscale?

Ed alla fine la montagna partorì il topolino. Il Consiglio regionale ha approvato la risoluzione per impegnare il governo lombardo nelle trattative con Roma per concedere l’autonomia alla Lombardia, come richiesto dai lombardi nel referendum del 22 ottobre. Ecco, sorge spontanea una domanda: ma il referendum a cosa è servito?

Maroni ha aperto a trattative congiunte con Veneto e soprattutto Emilia-Romagna, che ha avviato un’iniziativa regionale senza voto referendario; ciò limita fortemente la portata politica del voto lombardo e di quello veneto, se si riconosce fin da subito che le richieste lombarde hanno la stessa forza politica di quelle emiliane. Inoltre, ci duole constatare come il Consiglio regionale non abbia voluto assumere una posizione politicamente forte nei confronti di Roma ed in difesa degli interessi dei lombardi. Si è parlato per mesi del residuo fiscale, e di come il referendum avrebbe permesso di trattenerne la metà.

Ecco, l’argomento sembra del tutto scomparso dal dibattito politico regionale. Fino a metà ottobre l’autonomia agognata era spacciata come una condizione simile a quella del Sudtirolo e del Friuli Venezia Giulia, oggi si parla di regionalismo differenziato. Intendiamoci, siamo ben contenti che la politica regionale abbia fatto i conti con la realtà, ed abbia smesso di raccontare frottole ai lombardi. Ci limitiamo a segnalare come abbia deciso di farlo dopo il referendum, e non prima. Come spiegavamo qui, l’autonomia ottenibile dalla Lombardia riguarda solo determinate competenze ai sensi dell’art. 116 e 117 della costituzione. Nulla a che vedere con lo statuto speciale e con il ritorno del residuo fiscale. Andando più nello specifico, vediamo come la risoluzione del Consiglio richieda competenze nei seguenti settori: Rapporti internazionali, incluso il commercio estero, con L’unione Europea e delle Regioni; gestione delle comunicazioni in capo alla RAI; organizzazione della giustizia di pace; coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario; tutela e conservazione dell’ambiente; norme sulla protezione civile e sul governo del territorio; porti ed aeroporti civili; tutela e sicurezza sul lavoro; ricerca scientifica e tecnologica; cultura ed istruzione; area sociale e sanitaria. In alcune di queste aree vediamo richieste interessanti e che ci sentiamo di condividere, una su tutte una riforma del sistema tributario a livello italiano con il superamento del concetto di “spesa storica”, che svantaggia i contribuenti lombardi, a favore di una ripartizione più equa; o la richiesta di una piena governance del sistema aeroportuale lombardo. In altri casi riteniamo che nonostante degli spunti interessanti vi siano delle forti lacune nelle richieste fatte al governo, per fare un esempio nelle richieste di autonomia sull’istruzione scolastica ed universitaria.

Salutiamo con favore la volontà di poter scegliere i docenti delle nostre scuole su base regionale, ci chiediamo tuttavia perché non si è deciso di chiedere una parte di autonomia sulla formulazione dei programmi scolastici. Con la legge regionale n.25 dell’ottobre 2016 Regione Lombardia si è impegnata nella salvaguardia della lingua lombarda. Poter incidere nella definizione dei programmi scolastici avrebbe permesso di portare la lingua e la cultura lombarda nelle nostre scuole. In generale, sembra che il governo ed il consiglio lombardo non abbiano voluto scomodare il dibattito politico, chiedendo il minimo indispensabile e sperando che il governo di Roma che scaturirà dalle prossime elezioni politiche accetti queste scarse richieste, onde evitare ulteriori polemiche. Tutto ciò che la Lombardia otterrà da queste trattative sarà tanto di guadagnato, ma si rischia di trasformare un grande dibattito politico sullo status della Lombardia in una querelle istituzionale dall’orizzonte molto limitato. Invece di chiedere una riforma VERA dello stato italiano, usando le elezioni lombarde della prossima primavera come ulteriore legittimazione popolare, si è preferito cercare di chiudere la questione in quattro e quattr’otto. Si rischia, in pratica, di tarpare le ali alla nuova coscienza lombardista che sta nascendo.

Noi indipendentisti non lasceremo che ciò avvenga.

Juri Orsi

portavoce pro Lombardia indipendenza