Il referendum per l’autonomia della Lombardia. Che fare?

Il 22 ottobre i cittadini lombardi avranno la possibilità di votare in un referendum sull’autonomia.
Il presidente Maroni ne ha annunciato la convocazione parlando più volte di un voto a favore dello statuto speciale (su modello quindi di Trentino, Sudtirol ecc.); inoltre ha in un’altra occasione parlato di 27 miliardi di euro che sarebbero tornati seduta stante in Lombardia. Ma cosa dice effettivamente il quesito referendario su cui i lombardi dovranno esprimersi?
Volete voi che la Regione Lombardia, nel quadro dell’unità nazionale, intraprenda le iniziative istituzionali necessarie per richiedere allo Stato l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, con le relative risorse, ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 116, terzo comma della Costituzione?


Nessun cenno allo statuto speciale, né tanto meno ai miliardi di euro che dovrebbero tornare in Lombardia.
Prima di spiegare quale sarà la nostra posizione sul referendum è bene chiarire la natura di questa consultazione. Si tratta di un voto consultivo, quindi senza conseguenze vincolanti, in cui si chiede ai cittadini se vogliono che il presidente della Regione richieda maggiori autonomie al governo centrale. Tali autonomie andranno poi approvate dal parlamento a maggioranza assoluta. Se i lombardi voteranno sì, il presidente potrà (senza esserne obbligato) richiedere tali forme di autonomia. Il governo potrà negare qualunque accordo e, nel caso il governo approvasse la richiesta, il parlamento potrebbe bocciarla.


Parlare di un referendum vincolante a favore dell’autonomia, paragonandola allo statuto speciale, come stanno facendo esponenti della maggioranza è non solo impreciso, ma del tutto falso, dato che il quesito parla di tutt’altro. Non solo, il referendum dovrà passare 3 livelli di contrattazione politica in cui i diversi interlocutori (presidente della Regione, governo centrale e parlamento) potranno opporsi senza alcun problema, interrompendo sul nascere qualunque tentativo di accaparrarsi la tanto agognata autonomia.
In questa premessa, ci permettiamo di far notare come Maroni abbia avuto il potere di indire questo referendum sin dalla primavera del 2014, ma abbia aspettato di farlo per tre anni. La convocazione in scadenza di mandato, con il rischio di sovrapporlo alle elezioni politiche italiane e lombarde, dà una connotazione alla consultazione referendaria piuttosto negativa, con il rischio che venga percepita dalla cittadinanza come una mossa in vista della vicina campagna elettorale.

 


Conclusa l’analisi sul quesito e sulla natura del referendum, è tempo di chiarire quale sarà la nostra posizione e la nostra “indicazione di voto”. Crediamo sia interesse dei lombardi votare Sì al referendum del 22 ottobre.
Sappiamo perfettamente che anche in caso di vittoria del Sì non cambierà nulla in Lombardia. Il governo di Roma si prepara a varare una manovra da “lacrime e sangue”; qualcuno crede davvero che oltre a dover mettere mano pesantemente alle casse dello stato esso concederà anche una vera autonomia fiscale a Lombardia e Veneto, condannandosi di fatto ad un default immediato?


Possiamo dire con assoluta certezza che questo referendum non porterà al Lombardia all’autonomia. Ma creerà un vero dibattito politico riguardo la condizione della Lombardia all’interno dello stato italiano. Un dibattito che non coinvolgerà soltanto le forze politiche ma anche la società civile. E permetterà ai lombardi di capire come non sia possibile ottenere alcuna concessione significativa, se i rappresentanti della nostra comunità sono degli autonomisti blandi e scostanti come la Lega Nord e la giunta del presidente Maroni.


Crediamo che un Sì al referendum sia un passo importante per far capire a Roma che i lombardi vogliono un diverso trattamento, vogliono autogovernarsi mantenendo risorse e poteri sul proprio territorio. Ma crediamo che le eventuali contrattazioni che la giunta ed il Consiglio regionale lombardo dovranno fare con il governo di Roma necessitino del coinvolgimento degli indipendentisti lombardi e di pro Lombardia Indipendenza.


Solo con la presenza di una forte componente indipendentista nel prossimo consiglio regionale sarà possibile vigilare su come effettivamente la giunta lombarda cercherà di concordare delle forme di autonomia con il governo di Roma. Solo dando voce a chi vuole liberare la Lombardia senza se e senza ma sarà possibile controllare come il governo lombardo e quello romano gestiranno le trattative, denunciandone i tentennamenti, gli accordi politici sotto banco e i tentativi di affossare il processo per convenienza di entrambe le parti.
Il referendum costituisce un’utile occasione non tanto per ottenere l’autonomia, quanto per aumentare la consapevolezza dei lombardi di non poter continuare ad essere periferia di uno stato in totale decadenza. Ma ciò sarà possibile soltanto se alle prossime elezioni lombarde verrà dato peso politico a chi vuole davvero liberare la Lombardia.

 

Juri Orsi

portavoce pro Lombardia indipendenza – European Free Alliance