Referendum per l’Autonomia della Lombardia: la Guida definitiva

Il 22 ottobre i cittadini lombardi potranno votare in un referendum consultivo sull’autonomia della Lombardia. Tale referendum si svolgerà “insieme” ad un voto analogo nella regione Veneto. Grazie ad una capillare campagna pubblicitaria da parte di regione Lombardia oggi la maggior parte dei cittadini è a conoscenza di questo referendum. Tuttavia il quesito, la natura consultiva e le conseguenze del voto dei lombardi sono ancora fortemente sconosciute al lombardo medio. Per questo motivo, era necessario riunire in un’unica guida, che con un pizzico di presunzione definiamo definitiva, il percorso istituzionale che ha portato all’indizione del referendum, la vera natura di questo processo di partecipazione democratica, e le conseguenze che tale voto comporterà. Il tutto, verrà analizzato non in modo imparziale, ma partendo dal punto di vista dell’indipendentismo lombardo, che pro Lombardia Indipendenza rappresenta.

Come è stato convocato il referendum?

Il referendum è stato convocato in data 29 maggio dal presidente Roberto Maroni. La data è tutto fuorché casuale, coincide infatti con la nostra festa nazionale. Maroni era investito di questo potere a seguito di una delibera del consiglio regionale datata 17 febbraio 2015; delibera che conferì al presidente il potere di convocare il referendum consultivo. Benché lieti che Maroni abbia ottemperato al proprio dovere convocando il referendum, non possiamo non notare come siano stati buttati due anni, e che sia stato convocato troppo vicino alle prossime elezioni regionali. Il rischio è che il voto venga strumentalizzato da più parti nella prossima campagna elettorale. La maggioranza in consiglio regionale, in particolare la Lega Nord, sta giustificando questo ritardo dicendo che era intenzione del presidente concordare un “election day” in concomitanza con le elezioni amministrative, proposta più volte rigettata dal governo di Roma. Occorre evidenziare che lo stesso Maroni si oppose ed impedì, da ministro dell’interno, due “election day” per quanto riguarda i referendum del 2009 (sulla legge elettorale) e del 2011 (su nucleare, acqua pubblica e legittimo impedimento). A nostro parere, una giustificazione molto labile, che non riesce a nascondere l’interesse di Maroni di utilizzare il voto di ottobre come inizio della sua campagna elettorale per le elezioni lombarde del 2018.

Quale sarà il quesito referendario?

Il quesito su cui dovremo esprimerci recita: “Volete voi che la Regione Lombardia, in considerazione della sua specialità, nel quadro dell’unità nazionale, intraprenda le iniziative istituzionali necessarie per richiedere allo Stato l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, con le relative risorse, ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 116, terzo comma, della Costituzione e con riferimento a ogni materia legislativa per cui tale procedimento sia ammesso in base all’articolo richiamato?”

La Lega Nord voleva un quesito più semplice in cui si parlasse di Lombardia come regione a “statuto speciale”. Su proposta del M5S è stata però accolta una formula più consona ad un referendum unicamente consultivo.

Come si voterà?

Il voto in Lombardia sarà il primo referendum a livello italiano svolto tramite il voto elettronico. Detto in modo più semplice, al posto di usare matita e scheda elettorale, i lombardi troveranno un tablet all’interno della cabina.

Recentemente il presidente Maroni ha annunciato di aver accquistato 24 000 tablet, spendendo 23 milioni di euro. Tablet che resteranno a disposizione delle scuole dopo il referendum.

L’uso del voto elettronico è una novità per l’Italia ed ha pochi precedenti. Di certo i lombardi sarebbero più tranquilli se la giunta regionale fornisse al più presto delle garanzie sul funzionamento di questo sistema, ed in particolare sulla impossibilità di manipolare dati sensibili e risultati.

Cosa succederà se vincerà il No?

Essendo un voto consultivo, non accadrà nulla. È inoltre improbabile che sia il NO a trionfare; pressoché tutti i partiti si sono schierati per il SÌ, ed è probabile che coloro che non vogliono maggiori forme di autonomia non si recheranno ai seggi.

Cosa succederà se vincerà il Sì?

Se vinceranno i Sì, il presidente della Regione Lombardia si recherà a Roma per trattare con il governo. L’obiettivo sarà una maggiore autonomia decisionale in diverse materie, tra cui: rapporti internazionali e con l’Unione europea delle Regioni; commercio con l’estero; tutela e sicurezza del lavoro; istruzione;; ricerca scientifica e tecnologica; tutela della salute; alimentazione; ordinamento sportivo; protezione civile; governo del territorio; porti e aeroporti civili; grandi reti di trasporto e di navigazione; ordinamento della comunicazione; produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia; previdenza complementare e integrativa; coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario; valorizzazione dei beni culturali e ambientali e promozione e organizzazione di attività culturali; casse di risparmio, casse rurali, aziende di credito a carattere regionale; enti di credito fondiario e agrario a carattere regionale.

Occorre chiarire che il referendum non solo è consultivo, ma non riguarda direttamente l’autonomia della Lombardia. I lombardi dovranno dire se vogliono che il presidente richieda maggiori autonomie a Roma, partendo dal presupposto che il governo ed il parlamento di Roma hanno tutto l’interesse a non sovvertire il rapporto di sudditanza che la Lombardia si trova a vivere nei confronti dello stato italiano. Parlare di “Lombardia regione a statuto speciale”, o di mantenimento in Lombardia di 20 o più miliardi di euro di residuo fiscale, è intellettualmente disonesto, dal momento che non solo non si sta votando per le suddette riforme, ma soprattutto perché lo stato italiano, che vive grazie ai proventi delle tasse dei lombardi, con una Lombardia davvero autonoma fallirebbe istantaneamente.

Con ogni probabilità, davanti ad una forte vittoria del Sì, il governo attribuirà qualche competenza marginale alla regione Lombardia, attribuendole anche le risorse che già spende per fornire i servizi relativi. Se la Regione Lombardia sarà in grado di gestire meglio tali competenze, vi sarà un risparmio per la collettività e per i lombardi tutti.

Come indipendentisti, non possiamo che essere contrariati dall’atteggiamento della maggioranza regionale di centrodestra, che se da una parte sta dando una giusta enfasi e pubblicità al voto di ottobre, dall’altra sta volontariamente nascondendo la vera natura del voto. Si parla di “referendum per l’autonomia”, senza spiegare di che autonomia si tratta. Di modo che ognuno vi legga il significato che più preferisce.

Maroni e la Lega Nord parlano del referendum come del coronamento di decenni di lavoro, e culmine del processo autonomista, e come di una vittoria di partito. È evidente come Maroni consideri il referendum come una freccia nella propria faretra, da usare per iniziare la campagna elettorale.

Oggi il referendum del 22 ottobre è il referendum di Maroni.

Noi, come indipendentisti, crediamo possa diventare il referendum di tutti i lombardi.

Come?

Innanzitutto rendendosi conto che il risultato maggiore della vittoria del Sì non sarà l’autonomia della Lombardia, ma la presa di coscienza dei lombardi stessi del fatto che il rapporto tra la Lombardia e Roma deve cambiare. Non sarà la fine di un processo politico, ma l’inizio.

Dal 23 ottobre i lombardi avranno la coscienza di essere un popolo. un popolo sfruttato e che merita di essere libero. avranno anche la consapevolezza di come sia impossibile ottenere una vera autonomia sotto la sovranità dell’Italia, e di come soltanto l’indipendenza della Lombardia possa soddisfare la loro voglia di autogoverno.

Crediamo pertanto che occorra votare convintamente Sì, sapendo che si tratta di un voto puramente simbolico. Ma è proprio dai simboli che spesso, iniziano le grandi rivoluzioni.

Dal fallimento del processo autonomista di Maroni e della Lega, potrà sorgere un indipendentismo di massa più forte e consapevole. Sta a noi convogliare l’entusiasmo che il referendum porterà nella nostra popolazione verso un obiettivo all’apparenza più complicato, ma in realtà concreto e rivolto al futuro: l’indipendenza della Lombardia!

Riprendiamoci il referendum! inizia

Juri Orsi

pro Lombardia indipendenza

Portavoce