Perché questo referendum non è da boicottare

Questa è una lettera aperta agli elettori lombardi che non intendono andare a votare il prossimo 22 di ottobre, ritenendo il referendum una banale mossa elettorale della Lega. Vi sono molte ragioni per decidere di non votare; nelle righe che seguiranno farò il possibile per far capire come non votare al referendum per l’autonomia NON sia una mossa intelligente.

Si ripete continuamente come il referendum sia una mossa elettorale della Lega Nord, che intende far partire la campagna elettorale per le elezioni lombarde con uno spreco di soldi pubblici. È vero. Questo referendum poteva essere convocato due anni fa, hanno deciso di farlo in scadenza di mandato per usarlo in campagna elettorale, per serrare le fila dell’elettorato e per rispettare qualche promessa elettorale di cui si erano dimenticati nei precedenti 4 anni e mezzo. Il tutto facendosi campagna con i soldi di tutti i lombardi. Il punto è che non votare non li mette in difficoltà, anzi, fa il loro gioco.

A Maroni non interessa affatto che l’affluenza superi il 50%, così come non gli interessa la percentuale che raggiungerà il Sì. A Maroni, e così ai partiti che lo sostengono, interessa assicurarsi che gli elettori di area centro-destra si galvanizzino e lo rivotino in modo compatto. Se andasse a votare soltanto il 40-42% di elettori in Lombardia, corrispondenti agli elettori di centro-destra, Maroni otterrebbe il risultato che più spera. Sapete perché? Perché con il sistema elettorale per le elezioni lombarde con il 40-42% si vince. Non votare non costituisce uno sgarbo alla Lega, anzi, gli serve un assist a porta vuota.

Il referendum è uno spreco di soldi? Sì, sono stati buttati soldi pubblici per fare qualcosa che non ha alcuna parvenza di serietà. Un semplice spot elettorale. Esattamente quello che voleva la Lega ed il governo regionale. Ma questo referendum è per forza una carnevalata? Lo è nella misura in cui da consultazione democratica diventa marchetta elettorale. E ciò è esattamente quello che accadrà se lasciamo che la Lega lo usi per raccattare i propri elettori delusi da una legislatura regionale inconcludente.

L’unico modo per trasformarlo in un referendum serio, l’unico modo per rubarlo a Maroni, è andare a votare in massa facendo capire come non siano solo gli elettori di centro-destra a recarsi alle urne, ma l’elettorato di tutti i partiti. Votando Sì, No, o scheda bianca; a seconda che siate a favore, contrari o indifferenti ad una maggiore autonomia.

Qui potete trovare il punto di vista degli indipendentisti sul referendum maroniano. Confido che per molti di voi costituisca uno spunto di riflessione. Ma a prescindere dal vostro orientamento legato all’autonomia, o persino all’indipendenza della Lombardia, andar a votare al referendum del 22 ottobre, anche per votare No, rappresenta una mossa intelligente.

Esattamente come è nell’interesse di tutti un vero dibattito sull’autonomia lombarda e sullo status della Lombardia all’interno dello stato italiano. Ad oggi il dibattito autonomista lombardo resta saldamente in mano alla Lega Nord, che, barcamenandosi tra le sue vestigia da partito settentrionalista e la sua forma attuale di partito italiano di estrema destra, non fa che usarlo a proprio uso e consumo, assicurandosi un forte seguito nell’elettorato lombardo. Far sì che questo dibattito diventi patrimonio di tutto lo spettro politico lombardo rappresenta la più grande mossa strategica contro la Lega Nord, il cui verde si è progressivamente inscurito fino a diventare nero.

Oggi la Lega è riuscita nel suo intento, prendere uno degli elementi più importanti per una democrazia, un referendum, e trasformarlo in uno spot. Se noi lombardi, di destra e sinistra, a favore dell’autogoverno lombardo o del centralismo, saremo furbi, andremo a votare in massa. Trasformeremo il referendum in una cosa seria, che prevede una risposta politica ed una gestione vera. E la serietà politica non è altro che la nemesi stessa della Lega Nord.