Elezioni amministrative, cos’è successo?

Ai ballottaggi delle elezioni amministrative svoltisi ieri abbiamo assistito alla chiara vittoria del centro-destra in Lombardia, e ad una sconfitta completa del centro-sinistra, che perde roccaforti che sembravano inespugnabili.

I risultati del primo turno mi sono sembrati di scarso valore, se utilizzati per l’analisi della tendenza dell’elettorato lombardo. Troppe liste civiche, troppe liste “civetta” collegate ai partiti maggiori per capire quale fosse effettivamente l’orientamento dell’elettorato lombardo, che segue purtroppo pedissequamente quello dell’elettorato italiano. Davanti ad un simile “cappotto” ai danni della sinistra durante i ballottaggi, sembra invece chiaro che vi è stato uno spostamento netto dell’elettorato. Fino ad un paio d’anni fa sembrava che il dominio del centro-destra italiano, capeggiato da Forza Italia e dalla sua succursale nordista, la Lega Nord, fosse messo a repentaglio da uno spostamento verso il PD. Oggi questo scenario è stato spazzato via. Perché?

Ne parlavo, in parte, qui, commentando la manifestazione di “Milano senza Muri”, che ha visto la partecipazione ed il supporto del centro-sinistra. Se si sceglie non solo di negare l’esistenza di un problema immigrazione, cosa che può anche avvenire in seguito ad un’analisi attenta, ma addirittura di confrontarsi con le perplessità e l’insofferenza della popolazione, si finisce con il favorire gli avversari. Avversari che non offrono nessun tipo di soluzione, si limitano ad evidenziare il problema ed a rassicurare la popolazione dicendo che ha tutte le ragioni del mondo; ma evidentemente ciò è molto di più di quanto fatto dal PD per relazionarsi con chi ha potuto votare ieri e voterà alle prossime elezioni lombarde ed italiane.

Chiariamoci: la destra, ovvero la Lega se si parla di Lombardia, non offre alcuna soluzione. Urlare: “Via gli immigrati!”, senza spiegare come uscire dal sistema di trattati internazionali che ci obbliga a gestire l’accoglienza, strepitare con “Basta Euro”, senza avere idea di come impostare una politica monetaria dopo essersi inimicati tutta l’Europa, cianciare di “tasse al 15%” negando che vi sarà bisogno di un taglio totale della spesa pubblica indica solo una cosa: Non esiste nessun programma, né una soluzione ai problemi che la popolazione sente come più pressanti. Ma già la sola evidenziazione dei problemi basta alla gente per dare fiducia al populismo della destra.

Serva da lezione anche a noi indipendentisti, che dopo anni di fatica possiamo davvero costituire una variabile politica importante in Lombardia. Negare i problemi, scegliere di non sporcarsi le mani con le paure della gente, è il modo migliore per far vincere il populismo pseudonazionalista propugnato dalla destra italiana. Sarà nostro compito offrire un’alternativa che affronti anche argomenti complessi, spinosi, invisi all’opinione pubblica. Senza per questo dar manforte alla paura, spesso irrazionale, dell’elettorato. Ma facendo capire che una politica seria, che va nel merito, che non si arrocca nel palazzo né cavalca l’opinione pubblica senza pensiero critico, può esistere. Noi dobbiamo incarnare questa politica.

Con un’astensione altissima, un voto sostanzialmente contro Renzi e non a favore di qualcuno e con una totale mancanza di contenuti e programmi, l’indipendentismo ha una prateria politica che deve sfruttare. Dalle prossime elezioni regionali, come confidiamo, è nostro compito offrire un’alternativa politica che permetta ai lombardi di non doversi più affidare al populismo italiano. Altrimenti, l’alternanza tra partiti italiani continuerà, in un incessante gioco delle sedie musicali in cui qualcuno resta in piedi un turno, qualcuno si siede ed arraffa quanto è possibile arraffare, relegando i lombardi in un angolo, ad aspettare una catarsi che non arriva mai.