Appunti per una Lombardia indipendente e federale

È inutile soffermarsi sulla diagnosi, sulle ragioni che hanno portato al disastro in cui ci troviamo, ma c’è un aspetto che vorremmo sottolineare: lo sfacelo di questo paese del quale nostro malgrado facciamo parte è lo sfacelo di un sistema verticista, centralista e autoreferenziale, basato sulla cosiddetta democrazia rappresentativa, cioè su un sistema di deleghe in bianco che i cittadini, con il voto, conferiscono agli eletti. Quella che viviamo non è una crisi occasionale, ma la deriva necessaria di un sistema siffatto.

Pierre Joseph Proudhon
Pierre-Joseph Proudhon

Non occorre andare al sud. Guardate cos’ha fatto a tutti noi, specie ai più giovani tra noi, sia localmente che sedendo nel parlamento  romano, la nostra classe dirigente, in gran parte settentrionale:

  • Ha distrutto l’economia, il tessuto produttivo e l’occupazione con il peso insostenibile della spesa pubblica, della compravendita del consenso e della tassazione che ne consegue.
  • Ha distrutto l’ambiente vendendo il territorio ai cementificatori della ‘ndrangheta perché costruisse case e capannoni di cartapesta su terreni trasformati in discariche tossiche (si veda l’esempio bresciano).
  • Ha permesso ai migliori offerenti di inquinare le nostre acque e l’aria che respiriamo.
  • Ha distrutto qualunque sistema di promozione professionale basato sul merito, spacciando lo schifo poltronaro per palingenesi cristiana o “autonomismo padano”.
  • Ha distrutto qualunque trasparenza negli “investimenti pubblici” (sempre tra virgolette) con l’uso familistico e clientelare delle risorse pubbliche e degli appalti.
  • Ha eretto sontuosi monumenti a sé stessa sventrando il nostro paesaggio e costellandolo di sgorbi di cemento, quelli che Oneto assimilava a sterchi architettonici, sparpagliati per la val Padana.
  • Ha distrutto la scuola cancellando il senso civico dalle materie di insegnamento e diffondendo una forma trita e nauseante di pensiero unico statalista e nazionalista.
  • Ha devastato, non solo logorato, la parola Federalismo (l’unico torto storico di Miglio fu quello di pronunciare questa parola al cospetto dei bravehearts di Cassano Magnago).

Per acquisire consenso occorre elaborare un nuovo modello che sia l’antitesi di ciò che di odioso l’italia rappresenta per tutti noi.

Possiamo credere ciecamente alle promesse di illibatezza di qualunque classe dirigente? Possiamo darle credito illimitato, o dobbiamo pensare che

  • La LOGICA vada ribaltata
  • Le REGOLE DEL GIOCO vadano ribaltate

Occorre tornare a ragionare da federalisti, magari senza dirlo troppo in giro, visto lo scempio che è stato fatto di questa parola.

Alcuni opinionisti sostengono che in Italia sia possibile costruire un assetto federale, e che questo risolverebbe alla radice la questione della secessione, oltrepassandola e rendendola di fatto inutile. Noi dissentiamo da questa visione: crediamo che il paese Italia sia del tutto incompatibile con la costruzione di un modello federale, e pensiamo che non si possano né si debbano federare realtà totalmente asimmetriche sul piano dell’autosufficienza e della vocazione economica. Sarebbe come offrire al leone di federarsi con la gazzella purché non la sbrani più. Il leone segue la sua inclinazione, dunque o declinerebbe, o accetterebbe con la frode. Oggi non può esserci un federalismo italiano, e neppure domani avrebbe senso, perché gli stati nazionali, e anche quelli pseudonazionali come il nostro, si stanno sgretolando. All’inizio del ‘900 ce n’erano 50. Ora sono 200. E i più piccoli tra loro sono i più prosperi.

Ma cos’è il federalismo? A parte il fatto ovvio di essere unione spontanea e consensuale di individui e comunità.

Carlo Cattaneo
Carlo Cattaneo

Ne esistono mille definizioni, ma parliamo di sostanza, di caratteristiche qualificanti.

  • Libero scambio, libera competizione, libera impresa, sgravata dal peso economico dello Stato; libertà temperate solo dalla tutela degli interessi e dei diritti naturali degli individui in ciascuna comunità, ad esempio il diritto alla salute dei viventi e dei nascituri, all’integrità dell’ambiente, all’autodeterminazione di una comunità che stabilisce a maggioranza la propria vocazione, agricola o industriale o altro. Si tratta di quelle tutele di cui lo Stato centralizzato si erge a garante, ma che nei fatti non ha mai saputo o voluto realizzare.

  • Detassazione competitiva, come accade nella libera competizione tra i cantoni svizzeri che cercano, a suon di sgravi fiscali, di attrarre investimenti sul proprio territorio. È il principio della competizione economica nella cooperazione politica, che pone un freno alle rendite parassitarie di qualunque livello di governo, locale o centrale.
  • Lo Stato non come maestro di vita, ma come apparato di servizi, snello, scarno, ordinato, poco costoso, efficiente e servizievole come un buon ufficio postale svizzero.
  • Primato dell’individuo, al centro della società, sulle cariche pubbliche; niente toghe o ermellini, simboli di ieraticità, di pretesa sacralità dello Stato; niente sermoni quotidiani; niente severi ammonimenti da parte di chi faceva una misera cresta sui rimborsi dei viaggi aerei; niente Stato etico, “depositario di valori supremi”; niente Stato estetico (gli assessori alla cultura…).
  • I costi della pubblica amministrazione non possono restare una variabile indipendente, determinata dal numero di aspiranti alla professione di politico o pubblico amministratore, né dalla necessità di soddisfare gli appetiti che conseguono alla compravendita del consenso elettorale. Le dimensioni di un qualsiasi organismo di governo debbono essere stabilite dai Cittadini in modo che il governo produca benefici superiori ai propri costi.
  • Principio di sussidiarietà. Primato delle comunità locali sul governo federale, quale che sia. Como e Sondrio potranno dirimere tra loro un contrasto che li riguardi, senza interferenze da Milano. Idem per Bergamo e Brescia. Idem per Lodi e Cremona. Il governo federale sarà inteso quasi unicamente come tavolo di incontro delle comunità locali sovrane. Sovranità delle comunità locali per ciò che riguarda il proprio territorio. Si veda il caso della Valsusa: se una cosiddetta opera pubblica minaccia la salute o gli interessi di una comunità, la comunità ha il sacro diritto di opporsi alla sua costruzione, nonostante le pressioni dello Stato in armi.
  • Frazionamento, polverizzazione e diffusione del potere. Lo spostamento del baricentro politico dal centro alla periferia favorisce un avvicinamento del potere ai cittadini, facilitati nel compito di controllarlo e contenerne gli abusiBilanciamento tra i poteri basato sulla responsabilità, l’autogoverno e l’autosufficienza economica. In un sistema federale, le piccole dimensioni delle comunità minimizzano il contrasto inevitabile  tra interessi collettivi e diritti individuali proprio di qualunque consesso sociale.
  • Rinascita delle vere identità dalla libera espressione del gusto e delle vocazioni locali e individuali. Nessuno che parla in dizione alla radio o in TV. Nessuno che impone una cultura pretesa come “nazionale” ad un coacervo di nazioni diverse unificate con le armi.
  • Contrattualismo, non tavole delle leggi, generiche, vincolanti da qui all’eternità, bensì contratti, con un inizio, una durata e una conclusione ben definiti, che vertano su fatti precisi e limitati, non su pretese di princìpi e valori universali. La rappresentanza come contratto vincolante tra eletti ed elettori. Non un sistema di garanzie a lungo termine, costosissime per la collettività, erogate dallo Stato in cambio della fedeltà a una fazione politica, fino allo sfacelo dei conti dello Stato, ma un sistema di opportunità concrete per le persone laboriose e intraprendenti, opportunità di guadagnarsi pane, serenità e benessere senza pesare sugli altri.
  • Continua evoluzione, libertà, per le generazioni a venire, di riformulare i termini del contratto politico, senza vincoli, di emendare gli errori commessi, di aggiungere nuove norme, di togliere quelle superflue. Evoluzione dei trattati costituzionali in base all’evolvere delle sfide emergenti e dei legittimi interessi dei cittadini, fatta salva la tutela imprescindibile dei diritti naturali degli individui e delle minoranze.
Johannes Althusius
Johannes Althusius
In ultima analisi:
  • Sovranità inderogabile dei cittadini sui governanti, che si deve poter esprimere tramite gli strumenti della democrazia diretta, affiancata alla democrazia rappresentativa, quali iniziative popolari e referendum deliberativi o legislativi senza quorumsu qualunque materia deliberata ai vari livelli di governo, senza eccezioni, comprese quindi le materie fiscali e l’adesione ai trattati internazionali. Compresa la costituzione, che potrà essere modificata o implementata da parte dei cittadini sovrani, come accade nei paesi civili. Compreso il diritto di revoca del mandato conferito con il voto a qualunque livello di governo.

Il più prolifico studioso del federalismo del XX secolo, Daniel Elazar, in un suo libro tradotto da Marco Bassani (Idee e forme del Federalismo), scrisse: La sovranità nelle repubbliche federali viene invariabilmente attribuita al popolo, che delega i propri poteri ai diversi governi o che si accorda per esercitare direttamente quei poteri come se fosse esso stesso il governo. ( …) Il popolo sovrano può delegare e dividere i poteri come meglio crede ma la sovranità rimane una sua proprietà inalienabile. Questo è il senso profondo e la “causa prima” del Federalismo.

Ci troviamo a cavallo di un crinale che separa

  • Lo Stato moderno, unitario, indivisibile ed accentrato, padrone ed estorsore, in cui “sovrano” è lo Stato
  • dall’ordinamento federale o contrattuale in cui “sovrano” è l’individuo,  il cittadino, la persona.

 

Giacomo Consalez, 10 gennaio 2014